Il Mattino di Napoli: Caravaggio svelato l’ultimo mistero

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DALLE PAGINE DEL “IL MATTINO” DI NAPOLI EDIZIONE DEL 25-10-2016

Nell’Archivio storico del Banco di Napoli una ricevuta di pagamento del mercante croato Radolovich all’artista per 200 ducati indica l’anticipo per la realizzazione di una pala d’altare che non è mai stata ritrovata o che il Merisi non avrebbe mai realizzato Ora le tecnologie mostrano come avrebbe dovuto essere il dipinto: una Madonna con bambino e quattro santi molto «umani» Nell’ottobre del 1606 Caravaggio è a Napoli preceduto da una fama ormai pienamente consolidata di artista d’avanguardia a Roma, e circonfuso da una reputazione ugualmente altisonante di criminale di strada, meglio: di assassino. Irapporti con la potente famiglia Colonna, i cui feudi e interessi politici si dividono in egual misura tra lo Stato pontificio e il Regno di Napoli, gli hanno garantito la latitanza dopo l’uccisione in duello di Ranuccio Tommasonia a Roma,Napoli non potrà garantirgli la serenità – nessun luogo e nessuna persona ci sarebbero mai riusciti ma rappresenterà di sicuro per l’artista lombardo, ancora giovane e nel pieno delle energie, l’occasione migliore per riaffermare le sueabi lità.

A Napoli, inogni caso, Caravaggio era noto anche prima del suo arrivo: il fido amico Battistello Caracciolo aveva già prodotto opere il cui chiaroscuro e la cui arditezza compositiva sa- rebbero impensabili senza una frequentazione delle opere lasciate da Caravaggio a Roma. Il 6 ottobre di quel 1606 Caravaggio consegue la prima commissione importante del suo soggiorno napoletano.

Nicolò Radolovich, appartenente alla famiglia di origini bosniache «dei Marchesi di Polignano, nobili fuori seggio» a Napoli, era di Ragusa (oggi Dubrovnik) ed apparteneva ad un lignaggio di origini bosniache. La sua attività di commercio di grani e olio tra la Terra di Bari e la Croazia lo aveva reso ricchissimo e, come tanti vip del suo tempo, avido di terre e feudi con cui arricchire il blasone della sua famiglia. E però Radolovich non accumulava solo terre e affari: dobbiamo ad uno dei ritrovamenti più preziosi di Eduardo Nappi la conoscenza di un documento dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in cui il 6 ottobre del 1606 Radolovich, prima ancora che la Congregazione del Pio Monte della Misericordia commissìonasse a Caravaggio le «Sette opere di Misericordia corporale», asse gna perla notevole cifra di 200 ducati l’esecuzione della pn’ma pala d’altare del pittore lombardo a Napoli: «una Conadi Pittura che [CARAVAGGIO] Ii ha da fare et consignare finita per tutto dicembre prossirno ven tum di Altezza palmi 13 2/3 et larghezza di palmi 8 con le figure cioè di sopra, l’ixnagine della Madonna colBambinoin braccio cinta di cori di Angeli etdi sotto SanDomeni-oo, et San Francesco nelmezzo abbracciati insiemi dalla man dritta San Nicolò et dalla man manca San Vito».

Tradotte in centimetri, le misure del dipinto commissionato da Radolovich ammontano a circa 3 metri e mezzo per 2, ed è evidente che siano misure da pala d’altare.La presenza di «San Nicolò» nella «man dritta» del dipinto rende quasi certi che Radolovich l’avesse commissionata per una sua cappella privata, forse a Dubrovnik, forse altrove in Terra di Bari. In quale delle due sponde dell’Adriatico sia finito il dipinto non ci è dato oggi sapere: tutto quel che possiamo immaginare su di esso è legato alle poche righe in bella grafia dello scrivano dell’antico Banco napoletano, che redigeva il documento ascoltando la dichiarazione del pagatore o del suo delegato. Vincenzo Pacelli credeva con ottimi argomenti che le invenzioni della cosiddetta Pala Radolovich si ritrovino in uno dei più intensi dipinti giovanili di Battistello Caracciolo, la «Madonna in gloria d’angeli» del Museo delle Arti di Catanzaro. E ciò sembra senz’altro valere per la parte alta del Caravaggio perduto, mentre per i quattro santi – due abbracciati al centro, San Francesco e San Domenico, e altri due sui due lati, San Vito e San Nicola – vengono alla mente le figure di San Francesco, San Domenico e San Pietro Martire nella «Madonna del Rosario» di Caravaggio oggi a Vienna, Kunshistorisches Museum.

Figure vive, emaciate da una devozione che ha lasciato segni indelebili sui volti e sulle mani, e che si immagina possano essere stati trasposti più o meno liberamente nella Pala Radolovich. L’appuntamento di giovedì prossimo alle 19 all’Archivio Storico del Banco di Napoli quando, grazie alle moderne tecnologie,verrà mostrato al pubblico come avrebbe dovuto essereil dipinto secondo quanto commissionato all’artista – ci farà scoprire certamente nuovi dettagli della commissione della Pala Radolovich attraverso altri documenti pescati in quella minier della storia di Napoli che è l’antica sede di Via Tribunali 214. L’Archivio Storico del Banco di Napoli si è dotato di un museo, il Cartastorie, che ha come scopo avvicinare anche il pubblico dei non addetti ai lavori all’universo della vita, della società, della storia di Napoli e del Meridione nell’età moderna attraverso una guida ai suoi straordinari documenti.La sede dell’Archivio Storioo del Banco di Napoli è un luogo meraviglioso; è un manuale della storia di Napoli circonfuso dal profumo di carte secolari; infinitamente più vivo di tanti saggi storici perché apre finestre sulla realtà – non solo quella di Caravaggio o delle arti – che abbracciano la vita, le abitudini, gli alti ei bassi di milioni di persone fissati nei secoli dal racconto delle polizze bancarie. Un racconto fatto di prose a volte minimaliste a volte pompose, ma sempre capaci di farci visualizzare come poche altre fonti le vite dei nostri padri.

ARTICOLO A CURA DI RICCARDO LATTUADA